A volte la casa del futuro è costruita meglio, più leggera e più grande di tutte le case del passato, così che l’immagine della casa dei sogni si contrappone a quella della casa dell’infanzia…. Forse è un bene per noi mantenere alcuni sogni di una casa in cui vivremo più tardi, sempre più tardi, così tanto dopo, infatti, che non avremo il tempo di realizzarla. Perché una casa che fosse definitiva, che fosse in relazione simmetrica con la casa in cui siamo nati, porterebbe a pensieri – pensieri seri e tristi – e non a sogni. È meglio vivere in uno stato di impermanenza che in uno di finalità.

Gaston Bachelard, La poetica dello spazio

Lo sguardo stupito e illuminato di chi è messo di fronte a qualcosa di perso e ritrovato, qualcosa di desiderato e inaspettato per poi esordire: “È proprio bella. È grande, luminosa, tutta nuova!”. Questa la prima reazione dei beneficiari che hanno fatto ingresso a Casa 95, primo progetto di housing first del Comune di Roma gestito dal Dipartimento Politiche Sociali e affidato per la realizzazione all’equipe di Binario 95.

La casa è un diritto. Questo è il concetto cardine dell’approccio Housing First che pone l’abitare al centro dell’intervento sulla grave marginalità adulta, sia come diritto inalienabile sia come principio metodologico dell’intervento stesso.

Sul finire degli anni Novanta del Novecento, lo studioso americano dr. Sam Tsemberis promuove negli USA il Programma Pathways to Housing, primo tentativo volto a sostenere un principio apparentemente basilare eppure ancora oggi di difficile applicazione per moltissime persone in difficoltà. La casa prima di tutto, la casa come diritto per l’appunto.

Il modello dell’Housing First si rivela fin da subito innovativo e virtuoso nel contrasto alla grave marginalità e un’alternativa valida al più radicato Modello dello “Staircase” che, al contrario, prevede un percorso per tappe e premialità in cui la casa rappresenta il traguardo finale e non la base sicura su cui costruire i percorsi di inclusione.

Il modello si diffonde anche in Europa e nel 2014 viene avviata la prima sperimentazione nel nostro Paese ad opera del Network Housing First Italia, fondato e coordinato dalla fio.PSD (Federazione organismi Persone senza Dimora) e costituito delle organizzazioni e dagli enti che sul territorio promuovono interventi e buone prassi per il contrasto alla marginalità e alla homelessness.

Nel 2016 il dr. Tsemberis, insieme a un team di esperti internazionali, ha prodotto e pubblicato la “Guida all’Housing First Europa”, tradotta in italiano da fio.PSD e nella quale vengono declinati gli 8 principi alla base del modello: abitare è un diritto umano, ponendo quindi la questione del diritto al centro delle azioni rivolte al contrasto della povertà; I partecipanti hanno diritto di scelta e controllo e ad un coinvolgimento attivo e non coercitivo. Si centra quindi l’intervento sulla volontarietà dell’adesione al progetto e sul riconoscimento della capacità della persona di compiere scelte rispetto al proprio percorso di re-inclusione; Orientamento al Recovery, quindi interventi orientati alla risoluzione delle condizioni di marginalità e non al loro contenimento tramite interventi emergenziali; Distinzione tra abitare e trattamento terapeutico e Riduzione del danno, cioè non determinare la permanenza dell’abitare all’uso o meno di sostanze; Progettazione centrata sulla persona, e non già sulla condizione sociale. Vale a dire saper vedere l’individuo e non la sua homelessness; Supporto flessibile per tutto il tempo necessario, poiché si tratta di un intervento completamente slegato dalle logiche di temporalità dell’accoglienza, tipiche invece dei sistemi di carattere emergenziale e transitorio.

La casa diviene un luogo quindi, non solo fisico, in cui tornare per ripartire.

Da questa semplice e non banale idea, si costruisce un modello di intervento che pone l’individuo al centro e non più un intervento centrato sui servizi di assistenza. Un approccio che non prevede forzature in nessun ambito, bensì un accompagnamento graduale e costante che riattivi nell’individuo le risorse di cui ancora dispone.

La casa, intesa come luogo antropologico, diviene lo spazio dell’essere che si identifica con una dimensione propria ed individuale, con la quale ri-costruire l’identità di cittadino che si era frammentata con la precedente condizione di homeless. La possibilità di avere uno spazio che dilati il tempo a disposizione del vivere e non del sopravvivere, crea quindi le condizioni affinché ognuno si riappropri del potere di controllare tempi e modi dell’essere individuo nella sua integrità. Questa condizione diviene perciò la principale risorsa e un formidabile strumento a disposizione della persona e dei servizi per un efficace percorso di autonomia e re-inclusione.

 

AUTORI 

 

 

Fabiana Alberti e Simone De Simone

Casa 95

BINARIO 95

Via Marsala, 95

00185 Roma

 

Un progetto della cooperativa sociale Europe Consulting Onlus

 

Telefono

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Per le fotografie utilizzate all'interno del sito si ringraziano: Massimo Bracaglia, Marco Cavallo, Antonella De Chellis, Sara Gargiulo, Giorgio Pagliarulo, Simona Pesce,
Giovanni Sabato, Arianna Screpanti, Melissa Svenson.