#Vorreirestareacasa, ma qual è la mia casa?

Indubbiamente attraversiamo un momento difficile. Il COVID-19 ci ha ricordato prepotentemente quanto illusorie siano molte delle nostre certezze e la nostra convinzione di poter tenere tutto sotto controllo. Lo Stato si mobilita, la società civile si mobilita. Si fa appello alla responsabilità di ognuno invitando la gente a restare a casa. E fin qui nulla da eccepire. Quello che un po’ stona è la richiesta alla popolazione di “sacrificarsi” restando a casa. Siamo sicuri che restare a casa sia davvero un sacrificio? E non mi riferisco alle difficoltà oggettive dello stare chiusi fra le mura domestiche (impossibilità di lavorare e conseguente difficoltà economica, famiglie numerose in spazi ridotti o vittime di violenza costrette con il proprio aguzzino). Mi riferisco allo stare a casa in sé: non poter uscire a fare una passeggiata o rinunciare alle proprie attività ricreative e sociali. Dico questo perché, lavorando all’Help Center della Stazione Termini, ho avuto modo di ascoltare le difficoltà di chi vorrebbe tanto sacrificarsi, ma non può: le Persone senza dimora.

Il peso delle parole

Le parole hanno un peso. Una delle definizioni riportate nel vocabolario della Treccani alla voce “sacrificio” riporta: “grave privazione o rinuncia, volontaria o imposta, a beni e necessità elementari, materiali o morali”. Posta questa definizione, se noi ci stiamo sacrificando, cosa stanno facendo, in questo periodo, le Persone senza dimora? Non sono forse loro quelle che vivono una grave privazione di necessità elementari e materiali? E morali, aggiungerei, considerando le multe che talvolta vengono loro notificate perché non aderiscono al decreto che vorrebbe tutti a casa. Perché accade anche questo ai tempi del coronavirus.

Help center: l’importanza di adattarsi al cambiamento

Secondo gli ultimi dati ISTAT in Italia sono 50.724 le Persone senza dimora stimate nel 2015. L’Help Center della Stazione Termini ha deciso di lasciare aperte le porte a chi, tra quelle 50.724 Persone vive per strada a Roma. Una scelta che ha imposto ripensare il servizio calibrandolo sulle nuove esigenze che la situazione  impone. E cosa chiedono ora le persone senza dimora al nostro sportello? Mascherine, autocertificazioni per gli spostamenti, informazioni per il “bonus spesa”, riferimenti legali per impugnare multe e, naturalmente, posti letto. Se l’emergenza COVID ha cambiato le nostre abitudini, le ha stravolte alle Persone senza dimora. Perché è questo che stiamo osservando. Mangiare, fare una doccia, trovare un alloggio o reperire indumenti adesso è molto più complicato. Situazioni che hanno portato S., una Persona appena uscita da un istituto di pena, ad affermare: “Ma se sapevano che le cose stavano così, perché mi hanno fatto uscire dal carcere?”. È stato illuminante. Rimanere aperti al pubblico oggi, significa anche contenere il disorientamento e l’angoscia che accompagna chi è in strada. 

Qualche numero

Dall’inizio dell’emergenza sono stati erogati 150 kit igienico sanitari (mascherina, guanti, disinfettante, spazzolino, dentifricio, shampoo) ed oltre 60 autocertificazioni che, debitamente compilate e accompagnate da una brochure con i nostri recapiti, ci hanno permesso di mediare con le Forze dell’Ordine evitando sanzioni alle Persone senza dimora. Per far fronte alla difficoltà a reperire indumenti, l’Help Center ha provveduto a fornire direttamente indumenti e coperte; prestato aiuto nella compilazione delle domande per i “bonus spesa Roma”, fornendo informazioni quanto più possibile precise e puntuali, per orientare chi vaga nell’incertezza e frammentarietà delle informazioni in un momento storico così complesso.

Persone senza dimora più comunemente definite homeless, clochard, barboni, etichette che veicolano immagini, talvolta eccessivamente edulcorate, altre volte fin troppo allarmistiche, di una complessa fenomenologia fatta di sofferenza, disagio, delinquenza, violenza, follia, ma anche di creatività, amore, simpatia, dolcezza, più da vivere che da leggere per essere pienamente compresa. Auguro a tutte queste Persone di potersi un giorno sacrificare restando a casa.

AUTORE 

 

 

Pietro Ielpo 
Operatore sociale Help Center, Sociologo, Psicologo e Psicoterapeuta

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