Occhi celesti, e celeste pure il sorriso. Adrian è alto, capelli sempre a posto, un bel ragazzo, con due spalle così. Quando sente un po’ di musica, e accenna due passi di danza, capisci che quelli che ballano in tv non sono molto diversi da lui. Che il caso ha voluto che in loro stiano ad Amici, e lui sia qui, tra gli amici di Via Marsala. Adrian è un ragazzo di 26 anni, sorridente e giocherellone, sembra un cucciolo. Un adolescente in un corpo da uomo, diresti, se non sapessi che ha un ritardo cognitivo – mai messo nero su bianco da un medico di un presidio pubblico – che lo fa parlare mangiandosi le parole e sbagliando di continuo i nomi delle persone. “Macco, invece che Marco. Maurizio, invece che Fabrizio”. se non sapessi che è un deficit dell’attenzione che lo fa essere così disordinato. Che è un probabile disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD) che lo rende così incontenibile e un giorno gli fa dire all’operatore “ti voglio bene, ora faccio tutto quello che mi dici” e il giorno dopo “quando esci di qui ti ammazzo”. E alla fine è Adrian ad uscire dal centro, perché ha minacciato di morte. E ad uscirne per sempre.

Un adolescente in un corpo da uomo, diresti, se non sapessi che quel deficit non gli è mai stato diagnosticato, né in Bulgaria, dove è cresciuto a botte e allontanamenti da casa. Né in Italia, dove, da quando è maggiorenne, anche la mamma, che da sola non poteva farcela, lo ha allontanato, ha perso la residenza, e con essa il medico di base e con essa i Servizi Sociali adulti, e con essa l’accesso a un servizio handicap, e con essa un DSM di riferimento, e con essa la possibilità di una terapia depot per iniezione mensile che potrebbe stabilizzarlo, e con essa, quella presa in carico che potrebbe inserirlo in una comunità riabilitativa. E con essa, l’iscrizione al centro per l’impiego, e con esa l’esenzine ticket. Un adolescente in un corpo da uomo diresti, se un giorno non ti fossi accorto che sa riparare radio, telefonini, tubature, prese elettriche, maniglie e porte, meglio del tuo miglior manutentore, perché da solo ha imparato a fare l’elettricista, il manovale e l’idraulico, ma non può lavorare perché dorme per strada, perché non si può fare la doccia prima di andare in cantiere, perché non ha residenza e dunque non può essere in regola, perché da solo si sbaglia con le medicine e magari un giorno se ne prende troppe e si sveglia quando la giornata di lavoro è già scivolata via e a lui non restano nemmeno le 10 chiamate senza risposta del principale, perchè il telefonino, quando dormi sull’autobus notturno Roma-Ostia, te lo portano via una notte sì e l’altra pure.

E così Adrian deve fare quasi tutto da solo. Trovarsi un posto dove passare la notte, ricordarsi la terapia psichiatrica per bocca che uno psichiatra volontario prova a prescrivergli pregando che Adrian la prenda, la prenda tutti i giorni, la prenda alla stessa ora, la prenda a stomaco pieno. E la prenda mentre deve cercarsi un autobus in cui dormire, una mensa dove mangiare, un adulto di cui fidarsi e che si fidi di lui a differenza degli adulti che lo hanno cresciuto; un operatore che accetti di fare l’amico e lo ringrazi quando lui gli dice di voglio bene o gli porta i regali, o gli dice che oggi è stato bravo e non ha litigato nessuno. Poi però, la notte per strada, il portafoglio rubato, il pranzo saltato per la multa sull’autobus, la pioggia che gli inzuppa la borsa coi vestiti, il ritardo al servizio doccia che trova ormai chiuso. Adrian litiga. E succede che uno come lui litighi proprio con gli unici che gli aprono la porta, che sente più vicini, gli operatori dei servizi che lo fanno sopravvivere. Ma uno come lui, che basta un’arrabbiatura e butta le medicine in mezzo alla strada, quando litiga, litiga per sempre e spacca tutto. E quelli che gli aprivano la porta, gliela devono chiudere, anche se lui torna e chiede scusa. Perché ha spaccato tutto per davvero.

Se lo guardi adesso Adrian non ti sembra più un bambino in un corpo da adulto, ma un delinquente, che passa il tempo a Termini con gente che beve e fa impicci, un senza dimora che bivacca in mezzo alla strada e che non gli va di lavorare, che per avere qualcuno che gli dà retta, regala sigarette, abbracci, vestiti, e dice “ti voglio bene” alle persone sbagliate.

Un delinquente, se non sapessi che lo psichiatra dell’Ambulatorio ti aveva ripetuto: questo ragazzo è un pasticcio amministrativo. Avesse una residenza, avrebbe una diagnosi, il riconoscimento dell’handicap, una cura depot, e un programma di riabilitazione e potrebbe vivere come tanti ragazzi che hanno lo stesso disturbo, perché non ha una psicosi grave, ha un deficit cognitivo, che può essere contenuto, ma così senza un pezzo di carta, è un pasticcio. Avesse la residenza, non sarebbe un pasticcio, un delinquente, sarebbe un bambino in un corpo da uomo. Ma la residenza non può averla. E Adrian resta un pasticcio che gira per la città. O piuttosto, la città è un pasticcio per Adrian… 

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